Partecipazioni di matrimonio: sicuri di sapere tutto?

Partecipazioni di matrimonio: sicuri di sapere tutto? 

Una volta scelto il tipo di partecipazione e lo stile del biglietto bisogna pensare a cosa scrivere. Alcuni consigli per non sbagliare!

Foto: partecipazione by Pratesi Wedding Designer – Certaldo (FI)

Preparare le partecipazioni di matrimonio è uno dei tanti compiti che spettano ai futuri sposi qualche mese prima del grande giorno. Non si tratta, però solo di scegliere il tipo e lo stile del biglietto: il suo scopo, in fondo, è quello di contenere un messaggio, ed è a quello che andrebbero riservate le maggiori attenzioni. Anche perché, spesso, la questione è più delicata di quel che sembra. Ecco perché.

Partecipazione uguale invito? Non proprio!
La partecipazione di nozze, lo dice il nome stesso, ha il compito di rendere partecipe del lieto evento il suo destinatario. Il che significa informare qualcuno che il tal giorno alla tal ora avranno luogo le nozze. Invitare qualcuno a partecipare alla festa è un’altra cosa, e richiede l’aggiunta del classico “secondo cartoncino”: Anna e Mario dopo la cerimonia riceveranno parenti e amici presso il dato luogo, completo di indirizzo. A questo punto l’invito è fatto, non senza la richiesta di una conferma da parte degli invitati, il celebre “RSVP” (dal francese, repondez s’il vous plait, ovvero “rispondete per favore”).

La busta non è un optional!
Molti, quando si trovano la partecipazione tra le mani, la scartano come fosse un pacchetto regalo per ammirarne il contenuto, dimenticando di leggere l’intestazione sulla busta, che invece dice molto più di quel che sembra. E, se correttamente interpretata, eviterebbe dubbi e imbarazzi agli sposi e agli invitati. A cominciare dalla fatidica domanda “posso portare anche i bambini?”. Se sulla busta è indicato “Maria e Marco Rossi”, significa che l’invito è rivolto alla coppia. Se invece il destinatario è la “Famiglia Rossi”, anche i figli sono inclusi nel pacchetto.

Foto: partecipazione by Ideostampa – Saltara (PU)

Questioni di forma… e di firma.
Secondo il galateo tradizionale, i mittenti delle partecipazioni non dovrebbero essere gli sposi, bensì i loro genitori. La formula di rito sarebbe “Claudio Bianchi e Piera Bianchi Villa annunciano le nozze della loro figlia Anna con Mario Rossi”, e “Giovanni Rossi e Luisa Rossi Motta annunciano le nozze del loro figlio Mario con Anna Bianchi”. Oggi, però, questa impostazione viene utilizzata in genere solo per le cerimonie più formali e solenni. L’invito a firma dei futuri sposi è utilizzato dalla maggior parte delle coppie, soprattutto se già conviventi e non più giovanissime.

Niente rebus, siate chiari!
Capita, a volte, di trovarsi fra le mani una partecipazione senza l’indirizzo della chiesa o del municipio in cui si svolgerà la cerimonia: si tratta sempre di un grave errore, soprattutto se le nozze si celebrano in una grande città. Altro errore tipico è quello di non aggiungere il futuro indirizzo di residenza degli sposi: anche se entrambi vivono ancora con i genitori (la cui abitazione va sempre indicata), qualcuno potrebbe volervi far recapitare a casa il proprio dono. Da evitare, infine, tutti i titoli davanti al nome degli invitati (Dott., Ing., Prof. ecc…) a meno che non si tratti di appartenenti all’Arma o al clero.

 

Sorgente: Partecipazioni di matrimonio: sicuri di sapere tutto? – Matrimonio.it: la guida alle nozze

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