Azione, Si diffonde il business delle nozze

Si diffonde il business delle nozze

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Ad andare a nozze sono però soprattutto commercianti e ri­storatori perché attorno all’or­ganizzazione delle nozze si è sviluppato un vero e proprio mercato. Che prevede di tutto, di più. Se le bomboniere appar­tengono ormai a un passato re­moto, così come pure le parteci­pazioni inviate dai genitori dei futuri sposi o i pranzi senza fine con indigestioni collettive, non è venuta a mancare l’attenzione e la cura all’organizzazione del grande giorno. Organizzazione che viene sempre più affi­data a professionisti del settore, i cosiddet­ti wedding planner i quali curano ogni det­taglio dalla A alla Z. Anche perché, lavo­rando come dannati da mattina a sera, non si ha tempo né energia per riuscire a occuparsi di tutte le questioni. E poi le nozze non sono più quel rito collettivo che – coinvolgendo le fa­miglie di origine, ognuna impegnata nei preparativi con i suoi compiti e ruoli ben stabiliti – permetteva agli sposi di arrivare al giorno del matrimonio con l’unica preoccu­pazione di non ingrassare per starci ancora dentro nel vestito nuziale. Ché altri pensieri non ce n’erano, essendo tutte le spese una volta a carico dei genitori. Oggi non funziona più così. Ci si deve arrangiare, quindi meglio delegare. E poi, dal mo­mento che il matrimonio s’ha da fare, che sia perfetto e con quel tocco in più… Il ristorante tradi­zionale con i tavoli predisposti a ferro di cavallo? Orrore, che non sia mai. Occorre trovare una «location» originale: un vecchio maniero, una villa in ri­va al lago con fantasmi compre­si, una locomotiva d’epoca, una nave, una mongolfiera, una bai­ta, un castello, attorno a una pi­scina riempita di petali di fiori, una chiesa sconsacrata: qualun­que cosa purché non sia déjà vu. La questione del cibo. Le 38 mila portate per le quali si ini­ziava con un aperitivo a base di tartine e si passava attraverso ri­sotti, tris di paste, polpettoni, fagiani ripieni, involtini, per fi­nire fra sorbetti e torte sommer­se di panna e crema pasticciera? Per fortuna un lontano ricordo, o meglio un incubo mai più a ri­petersi. Il rischio è però quello di consumare il pasto nuziale in piedi rimpinzandosi (si fa per dire) di bocconcini salati e dolci che saranno pur belli da vedere ma che riempiono fino a un cer­to punto… Dimenticavamo: da mangiare rigorosamente senza posate ma con il solo tocco delle dita, come impone il «finger fo­od », ultima moda gastronomi­ca. Pure l’album delle fotografie non è più quello di una volta, né lo sono gli addobbi floreali. Alla prima fiera per sposi che si è te­nuta a Lugano lo scorso mese di gennaio abbiamo visto proposti allestimenti con fiori e candele talmente elaborati e scenografi­ci (perché tali erano) da lasciare di stucco. Altro che fuochi d’ar­tificio: ma non sappiamo quan­to il tutto potesse costare. La li­sta di nozze si è invece fatta più pratica: addio ai quadrupli ser­vizi da caffè o all’esercito di bat­terie che impegnavano di un’in­finità di pignatte e pentole an­che le generazioni che non era­no ancora nate. Oggi si è più pragmatici e a parenti e amici si chiede uno specchietto, una porta, il cofano, i freni, le mar­ce: insomma, pezzo per pezzo si mette assieme la propria nuova automobile familiare. Il fatto che anche in Ticino si sia tenuta la prima fiera del set­tore (in Italia da anni si tengo­no con successo nella maggiori città) dimostra il potenziale gi­ro d’affari prodotto dai matri­moni e la sua progressiva ma­nagerializzazione. Non c’è di che stupirsi: è americana l’ori­gine del wedding planner, figu­ra nata negli Stati Uniti vent’an­ni fa. La gestione dei matrimoni non è fatto sentimentale, ma è un investimento da inserire in un business plan da gonfiare a dismisura, inserendo voci inuti­li (come la maglietta con la foto degli sposi) e al limite del kitsch (le colombelle segnapo­sto in cristallo sui tavoli). Meno male che l’evento avendo perso la sua aura di formalità e il rigido protocollo permette a chi se ne infischia di location, finger food e ame­nità varie, di organizzarsi un matrimonio semplice, senza tanti fronzoli. Come una cop­pia di nostri amici che il pros­simo luglio festeggeranno il coronamento del loro amore con una grigliata nel loro giar­dino. Semplicità, amici, paren­ti, «effetti sensazionali» co­struiti sulle emozioni e sull’au­tenticità dei gesti.

Raffaella Brignoni

Azione – Martedì 27 maggio 2008

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